Snack culture!
Sono affascinato da questo fenomeno socio-culturale di cui potete leggere qui
In pratica si tratta di adattare modelli di intrattenimento consolidati a tempi di attenzione e di fruizione sempre più ristretti.
E’ un fenomeno diffuso in molti campi, su tutti le sitcom che sono diventate una serie di brevi scenette in pillole fruibili anche da device mobili. Negli Usa tempo fa leggevo di importanti modelli di sitcom pensate per internet e in particolare per i telefonini.
Se pensiamo alla musica il discorso di arricchisce perché in fondo le canzoni pop degli anni 60 erano brevissime: 2 minuti al massimo. Poi i tempi grazie alle accresciute potenzialità espressive rese possibili dalla tecnologia si sono dilatati, toccando vette inarrivabili con il periodo progressive ecc.
Ma poi il successo delle cosiddette radio private ha riportato l’attenzione sulla durata dei brani, richiedendo una durata non superiore ai 3 minuti, l’unica compatibile con i tempi serrati di una programmazione popolare.
Oggi lo scenario cambia ancora e nell’epoca del web 2.0 abbiamo bisogno di modelli di fruizione ancora diversi, tempi ancora più ristretti che, attenzione, non sono sostitutivi del modello originario ma lo integrano. Perché uno dei temi che svilupperò prossimamente è proprio questo: internet non ha ucciso la musica, ne ha solo complicato i modelli di fruizione e redditività, rendendo impossibile continuare a basarsi sul modello precedente ricco di barriere all’entrata che oggi non hanno più senso.
In pratica stiamo andando verso modelli di fruizione in cui uno stralcio esaustivo di canzone non dovrebbe durare più di 1 minuto e mezzo per dare all’ascoltatore un’idea di quello che è il prodotto completo o comunque assecondare modelli contemporanei di relazione, brevi, sintetici, superficiali se vogliamo. E, sì, mettiamoci pure a fare discorsi da nostalgici, ma io non sono interessato alla nostalgia, quanto piuttosto a quello che succede adesso e che ho il piacere vivere. Adesso. E questo è il mondo di adesso. Se poi un ascoltatore è interessato potrà ascoltare il brano per intero e anche acquistare il vecchio caro CD con tanto di libretto, foto e magari DVD con il the making of.
Allora ecco questo brano, con un video home-made davvero interessante. Qualcosa che sta girando in rete da un po’ e che soprattutto è un minuto e mezzo di adrenalina. I like it. Enjoy it.
Internet non ha ucciso la musica…internet ha ucciso l’impero della Major e dei produttori.
Paradossalmente lo sharing tipico dei nostri tempi ha riportato gli artisti alla libertà di fare e al tanto caro selfmade, deceduto da tempo.
L’impero discografico trema difronte a myspace e a talentuosi ragazzini tuttofare che, a botte di talento, impianto e video camere, spopolano sul web senza bisogno di manager, agenziae di booking e ufficio stampa.
Se vuoi, gli strumenti veloci del web hanno risportato gli artisti a mettersi in gioco e le cariatidi della scena musicale ad aggiornarsi di gran fretta.
E’ talmente facile oggi farsi ascoltare e confrontarsi con artisti emergenti, che producono dall’altra parte del mondo, che il fervore artistico sembra essere ritotrnato in vita.
In rete,myspace a parte, è pieno di canali dedicati solo ad artisti, all’interno dei quali spopolano gruppi dedicati a video contest,web tv e contenitori di produzioni inedite.
Il web ha riportato l’artista ed il suo talento al centro della scena ponendoli all’attenzione di coloro i quali sono davvero appassionati di musica.
Gli strumenti di fruizione ed i canali più autorevoli di espressione sono generati dagli utenti stessi. E tanto preistorico appare un programma del taglio di X factor in cui talanti in erba arrancano per strappare un contratto alla Maionchi…
Questo discorso deve fare i conti con “il successo” quello anni ’90 quello del Festival Bar e del video su MTV…c’è ancora da “sfangare” questo stereotipo.
Come in tutti i periodi storici di transizione anche in questo, si assiste al contrapporsi di due mondi e due modi di vivere e vedere le cose.
Qual’è il vero successo?
Posto che comunque i dischi non si vendono più, tra un pò non si venderanno più neanche i giornali…qual’è il vero successo?
Andare ad MTV piuttosto che ad Scalo 76 con un disco prodotto e masticato dalle Major;oppure spopolare fra chi di musica vive e respira realmente.
Come tu stesso dici in uno dei tuoi precedenti post riferito ad un’artista che non conosco,la brama di un successo disinvolto le ha negato anche il successo di uno scenario di nicchia.
Anyways my dear gff , sono fanatica della snack culture:ogni contesto ha le proprie regole e il web ha la regole del fast and furious che, sev vogliamo, riprendono poi le regole della comunicazione tradizionale,piuttosto che le regole delle relazioni commenrciali.
Bisogna interessare il fruitore nei primi attimi di interelazione e il nostro messaggio deve essere espresso e compiuto nei primi 3 minuti di esposizione altrimenti si rischia di restare inascoltati;)
Conosco bene the Cigarette Man:originale e talentuoso come anche questo tuo blog!
Cheers
lalinda
Mi avete fatto venire voglia di riascoltare Commercial Album dei Residents… ^_^
Ciao,
Simo