Robert Smith: Pictures of You…what else?
Avete mai sentito il cuore muoversi a vostra insaputa, stringersi ed allargarsi a suo piacimento come il vento quando cercate di passarci in mezzo?
Avete mai sentito una canzone come questa suonare in una sera di “non ancora inverno” e raccontarvi che l’inverno ed ogni forma di freddo si può scaldare con una musica?
Credo che Robert Smith in questo capolavoro di sintesi di tutto quello di cui è stato protagonista: dark, punk, new waves varie, abbia raccolto un sentimento, lo abbia fatto accomodare su due semplici accordi, assecondato con la più semplice delle ritmiche. Lo abbia reso immortale e definitivo.
Credo ci abbia fatto un regalo, da tenere sul comodino come una fotografia.
Quando ascolti questo suono non sei interessato a chi l’ha suonato, se leggi queste parole non hai ambizione di sapere chi le ha parlate.
Non ci sono date precise, persone o visi. Ci sei tu, piuttosto.
La musica a volte ha la capacità di essere “te”.
E anche un vecchio incallito musicista come il sottoscritto che vorrebbe parlarvi del delay usato, di come la pennata in sedicesimi sia quella che più “avvolge” e rende partecipi del pulsare misterioso della musica, si rannicchia su sé stesso e decide che…ha già scritto anche troppo.
E’ un’analisi quasi kantiana..
L.H.
Ah mi piacerebbe essere così preparato da poter classificare le mie riflessioni secondo schemi filosofici…purtroppo non è così, sono molto più disordinato e molto meno colto…però aiutami, spiegami…sono tutt’occhi
mi hai fatto venire in mente alcuni passi della Critica del Giudizio kantiana, l’analisi sul sublime.
Anche se il sublime kantiano ha per oggetto la natura e non l’arte..
L.H.