L’arte merita indulgenza: Richenel e George Michael
Non so se ce la fate: io sì. Quando si parla di arte e di musica in particolare non riesco a farmi condizionare da nulla e mi abbandono a quel minuscolo o immenso pezzo di destino che ogni emozione si porta dentro.
L’arte non è e non deve essere un modello di vita e valori per nessuno credo, la musica non è sempre un messaggio positivo. A volte è un grido lanciato nel vuoto, altre un pugno in faccia a chi vorrebbe essere baciato. Spesso è bellezza. Pura.
Richenel, artista minore olandese, androgino, atteggiato…chissenefrega.
Artista da disco music di qualità media ma gran voce, buona capacità di espressione.
Richenel che ad un punto della sua carriera incrocia (e non mi interessa come) George Michael rubandogli una canzone e sperando che questo momento sia la svolta. Ma non lo sarà.
George Michael che ha lasciato alla musica molto di più di quello che aveva, che ha segnato prima di tutto sé stesso come persona, pagando caro il suo sentirsi divino.
George Michael elegante autore e immenso interprete ricordato soprattutto per una Careless Whisper obiettivamente indimenticabile. Per chi ci è passato in mezzo e si porta ancora gli abiti umidi di quella nebbia che c’era lì dentro. E non ha mai voluto asciugarli
L’ho cantata molte volte, l’ho sentita mia giudicando quest’uomo per quella canzone e per nient’ altro.
Magari poi per il suo ribellarsi a certo logiche l’ho stimato. Ma certo non adorato come per questa scrittura.
E poi oggi. Sì proprio oggi scopro che Are You Just Using Me, canzone semi-sconosciuta ma da me adorata da sempre, è stata scritta da lui per Richenel. E mi viene da dire che nulla è per caso.
L’arte merita rispetto. L’arte merita indulgenza e, se è capace di darti qualcosa, va difesa contro chi pretende di addomesticarla o classificarla o anche solo spiegarla.
L’arte, per chi la esprime e per chi ne gode è semplicemente un’opportunità di salvezza.
E forse è proprio per questo che merita tutta la nostra indulgenza.
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